Booking, Turismo e Web: Web in Tourism 2017 e turismo 2.0

L’8 Giugno, presso l’Enterprise Hotel di Corso Sempione 91, Milano, andrà in scena l’edizione 2017 di Web in Tourism, l’evento dedicato alla tecnologia e il turismo.

Per operatori e imprese del settore,  è possibile seguire l’evento anche dal vivo e ottenere maggiori informazioni sui relatori e il programma cliccando qui.

Ma qual è lo stato di salute del binomio web e turismo?

Riporto il testo di una mia ricerca realizzata anche grazie alle passate edizioni di Web in Tourism, aspettando di commentare l’edizione 2017.

Pochi settori economici hanno conosciuto l’impatto di internet quanto il turismo.
Il settore, in Italia e altrove, è uno dei più grandi nel commercio elettronico, perché in fondo vende software: biglietti, prenotazioni e conoscenze non hanno bisogno di una distribuzione fisica e la rete appare perfetta per disintermediare e abbattere i costi di transazione.
Le compagnie aeree ne necessitano per sopravvivere ad un mercato che, oltre ad una sempre maggior concorrenza, riscontra una sempre maggiore indipendenza e capacità dei clienti; le organizzazioni alberghiere più estese e standardizzate ne hanno fatto uno strumento essenziale per emergere sulla concorrenza.
La società moderna è caratterizzata dall’accesso a una quantità incredibile di informazioni. Gli utenti trovano suggerimenti e consigli di altri viaggiatori che, anche grazie a strumenti di enorme successo come Tripadvisor, indirizzano la domanda verso le destinazioni e le offerte meglio recensite.
Anche se spesso non è facile distinguere tra i consigli avvertiti e quelli superficiali, questo non ha impedito a questi strumenti di essere determinanti per la scelta. Il marketing turistico, compreso quello dei territori, non ne è esente.
Il destination marketing si era appena adattato all’impatto quantitativo della circolazione delle informazioni in rete, entrando nel mondo del web marketing, ma scopre di dover fare un ulteriore salto di qualità.
Il territorio è lo scenario dell’esperienza turistica, diversa e diversificata, emozionale e non soggetta a standardizzazioni. Per questo non basta conoscere la rete, bisogna saper agire e innovare, sapersi relazionare con il pubblico in maniera veloce, autentica e unica.
Internet ormai è una costante, le vacanze si sognano, scelgono, raccontano e in alcuni casi vivono anche e sempre più sulla rete.
Il mercato turistico si sta segmentando sempre di più, sommando nicchie ciascuna con volumi più bassi rispetto al target di massa, ma con un’offerta di qualità: è possibile ottenere una “lunga coda” di nicchie che permette di creare valore e maggiori quantità di volumi.
Come spiega Umberto Martini, docente all’università di Trento, non ci sono più target da colpire, ma persone da affascinare, con sincerità. Il web surfing del turista 2.0 tra siti di raiting, booking e travel blog mette alla prova le imprese del mercato turistico così come le destinazioni. Entrambe sono chiamate ad attrarre turisti in grado di valutare, trovare alternative e comporsi da soli le vacanze. Entrambe sono entrate nella knowledge economy e non hanno più possibilità di calcificare il loro operato approfittando delle rendite di posizione.
La corretta gestione del web marketing permette agli operatori turistici di vendere servizi diversificati e continui, approfittare dell’era delle informazioni significa saper collocare informazioni in rete e vendere continuamente. Un turista, una volta giunto a destinazione, continua a cercare informazioni e acquistare servizi.
In occasione del BIT (Borsa Internazionale del Turismo) del 2013 Yahoo ha condiviso i dati emersi in una ricerca condotta su un campione di più di 6.000 turisti europei.
Secondo questa ricerca, il 91% degli intervistati ha prenotato online un servizio di viaggio. Il web è ritenuto il canale più affidabile per cercare informazioni sulle località turistiche e sulle strutture ricettive.  Il 46% degli intervistati utilizza i motori di ricerca in fase di pianificazione della propria vacanza e chi possiede un dispositivo mobile si connette durante il viaggio (ben il 99%), o prenota e pianifica il viaggio attraverso delle applicazioni (il 47%).
Internet è una costante e riferimento per i turisti, lo deve diventare anche per gli operatori. I network virtuali incoraggiano lo sviluppo di forme collaborative e di coinvolgimento, contribuendo a strutturare un’offerta territoriale completa e competitiva.
L’eliminazione di barriere spaziali e temporali e la virtualizzazione del prodotto/servizio producono un effetto moltiplicatore innescando circoli virtuosi in grado di arricchire l’offerta con elementi che, inoltre, sarebbero di difficile, se non impossibile, gestione.
Il Presidente della Fiavet, Federazione Italiana Associazione Imprese Viaggi e Turismo, ha detto che “la penetrazione di Internet nella nostra quotidianità e nell’assetto organizzativo del settore si è fatta ancora più forte determinando molti cambiamenti nel comparto delle agenzie di viaggio e nel modo di fare e pensare il turismo”. Ha aggiunto che “la scelta a favore della multicanalità è la sola che possa garantire una efficace attività dentro e fuori dal mercato. Oggi più che mai l’agente di viaggio ed il tour operator devono essere al passo con tutte le innovazioni tecnologiche ed organizzative del mercato”.
Una fonte di input per il marketing turistico è il Buy Tourism Online (BTO), evento di riferimento su travel e innovazione a cui sono chiamati operatori della lunga filiera turistica, in particolare quella ricettiva, chi ha la responsabilità del governo del turismo dei territori per i portatori d’interesse collettivi per chi è impegnato nel marketing e la distribuzione del prodotto turistico chi studia, chi insegna e chi fa ricerca. L’edizione 2015 ha visto 150 eventi e migliaia di professionisti del settore e quella del 2016 ne attende altrettanti.
Il loro sito recita:  “PEOPLE DON’T BUY WHAT YOU DO, THEY BUY WHY YOU DO IT”[La gente non compra quello che fai, compra  il perché lo fai”
Gli operatori sono avvertiti. Il turista si sta evolvendo da soggetto facente parte di un “gruppo”, sul modello affermatosi da Thomas Cook in poi, ad individuo libero di scegliere, libero di esplorare, libero di provare emozioni nuove. Se prima la parola d’ordine era “sicurezza”, oggi è “avventura”. E la pubblica amministrazione è chiamata a farci i conti.

 

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