La pianificazione turistica italiana

Il principio di sussidiarietà e le norme sulle competenze di Stato e Regioni hanno portato ad una programmazione articolata dell’attività turistica su diversi livelli della scala globale-locale.

Sono quattro i livelli istituzionali che interagiscono alla pianificazione turistica:

Sovranazionale ( L’organizzazione Mondiale delle Nazioni Unite, l’Unione Europea);
Nazionale ( Stato);
Regionale (Regione amministrativa e le province autonome di Trento e Bolzano);
Locale (Comuni)

Le pianificazioni turistiche sono interconnesse e gerarchicamente correlate tra loro.
Il livello sovranazionale riguarda linee guida ed indicazioni prese attraverso le relazioni tra paesi, conseguenza della globalizzazione e dell’attività diplomatica.
Il livello nazionale fissa l’ampiezza dello sviluppo e determina il quadro entro il quale si possono muovere le politiche regionali e locali,  rendendo i livelli cartograficamente più piccoli  maggiormente dettagliati nella pianificazione.

Il livello Regionale

Gli articoli 117 e 118 della Costituzione trasferiscono alle Regioni le competenze ammnistrative e legislative del turismo, inoltre, le competenze delle Regioni in termini di trasporto, sanità e settori di ampia incidenza sul mercato turistico rafforzano la maggiore importanza del livello regionale.
Mauro Casari, docente dell’Università di Ferrara nel volume “ turismo e geografia”,  spiega la legge che ridefinisce i principi, le competenze e gli strumenti di attuazione della politica turistica, inserendola nel nuovo contesto di decentramento amministrativo, sulla base del principio di sussidiarietà, la Riforma della legislazione nazionale del turismo  (legge del 29 Marzo 2001, n. 135).
In particolare, l’articolo 2 della legge trasferisce alle Regioni le funzioni in materia di turismo e di industria alberghiera per l’enunciazione dei principi enunciati nell’articolo 1 di competenza nazionale. L’articolo 5 invece definisce ambiti interregionali, quali i sistemi turistici locali, intesti come “contesti turistici omogenei o integrati, comprendenti ambiti territoriali appartenenti anche a regioni diverse, caratterizzati dall’offerta integrata di beni culturali, ambientali e di attrazioni turistiche (compresi i prodotti tipici dell’agricoltura e dell’artigianato locale), o dalla presenza diffusa di imprese turistiche singole o associate”.
Tali sistemi possono essere promossi dagli enti locali e da soggetti privati attraverso forme di concentrazione con le associazioni.
Ogni Regione, prosegue quindi Casari, ha regolamentato la propria attività turistica con leggi regionali. La Regione Sicilia, per esempio, attribuisce molta importanza a una entità territoriale interprovinciale come i distretti turistici. L’art. 5, li definisce “contesti omogenei o integrati, comprendenti ambiti territoriali appartenenti anche a più province e caratterizzati da offerte qualificate di attrazioni turistiche e/o di beni culturali, ambientali, ivi compresi i prodotti tipici dell’agricoltura e/o dell’artigianato locale”. La Regione stabilisce che i distretti turistici “possono essere promossi da enti pubblici, territoriali e/o soggetti privati che intendono concorrere allo sviluppo turistico del proprio territorio o di più territori appartenenti anche a province diverse, attraverso la predisposizione e l’attuazione di specifici progetti”.
“Lo Stato e le Regioni riconoscono, sulla base del principio di sussidiarietà il ruolo dei Comuni e delle Province nei corrispondenti ambiti territoriali, con particolare riguardo
all’attuazione delle politiche intersettoriali e infrastrutturali necessarie alla qualificazione
dell’offerta turistica” (art. 2).
Per l’attuazione di queste politiche, i soggetti locali del turismo possono accedere al fondo di cofinanziamento istituito dal Ministero dell’industria, commercio e artigianato e ripartito tra le Regioni.

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