Ruta de los Pueblos Blancos, paesi bianchi tra foreste e montagne

Paesi bianchi, detti così perchè caratterizata da case pitturate di bianco per resistere al caldo, archetipo dell’architettura popolare andalusa.

Suggestivo insieme di paesaggi, montagne e vegetazione, ricca di pini e del particolarissimo abies pinsapo, abete sorto in un clima atipico.

 

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Si trovano tra la Provincia di Cadice e la Serrania de Ronda, in Provincia di Malaga, in una zona di frontiera caratterizzata dall’eterna lotta tra i Mori e i Cristiani, che l’ha resi popoli arroccati tra l’ambiente montano e provvisti di grandi castelli, difensivi delle città, ma anche delle risorse naturali disponibili (come l’acqua potabile).

 

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I paesi bianchi più famosi e suggestivi sono:
Arcos de la Frontera, dichiarato patrimonio storico-artistico;
El Bosque, Prado del Rey e Ubrique, per la bellezza dei loro paesaggi e l’artigianato locale;
Alcalà del Valle e Setenil de las Bodregas, per le loro case costruite nelle montagne, che spesso costituiscono i tetti delle abitazioni.
Zahara de la Sierra e Grazalema, che da il nome all’omonimo parco naturale, in una zona dichiarata Riserva della Biosfera, con una grande varietà di flora e fauna, oltre che zona più piovosa di Spagna.

 

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Ma il più importante è senza dubbio Ronda.
Ronda, che significa “circondata dai monti”, è una città affascinante, sospesa sul fiume Guadalevin a picco su dirupi di roccia e gole, antichissima, dalla storia millenaria.
Artisti di secoli e secoli nella storia hanno parlato di questa città, patria di toreri, artisti e delle leggende dei famosi bandoleros, i banditi andalusi.
Scrivono di Ronda, infatti, migliaia di poeti e letterati, da Plinio fino ad Ernest Hemingway.

 

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Lo scrittore americano, a cui è dedicata una statua e un “paseo” (passeggiata), fu attratto dalla città e iniziò un’amicizia con il celebre torero Antonio Ordonez, rivale storico dell’altro grande matador Dominguin, rivalità che fece da musa per il romanzo “Morte nel pomeriggio”.

A Ronda si è svolta anche la prima corrida moderna, grazie al matador Pedro Romero, che ha elevato i toreri al rango di celebrità, tanto da meritare un ritratto da parte di Goya.
Romero fondò poi a Siviglia la scuola di tauromachia e ancora oggi lo stile detto “scuola di Ronda” tiene testa allo stile della “scuola di Siviglia”.

 

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I monumenti più importanti, come l’Alminar di San Sebastian, la casa del Rey Moro, la Plaza de Toros e la cinta muraria, caratterizzata dalla doppia porta poiché la porta dove passavano i Mori fu murata (in seguito riaperta), si trovano collegati dallo spettacolare Ponte Nuevo.
La “città sognata”, come la definì James Joyce, offre al visitatore montagne, grotte, boschi e grandi eventi, che la rendono uno dei paesi (36.827 abitanti) più interessanti dal punto di vista turistico dell’intera Andalusia.

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